STORIA DELLA FAMIGLIA GAMBA GHISELLI


PALAZZO GAMBA (Ravenna)

Fu costruito nel 1766 dall'architetto Andrea Zumaglini che gli diede le linee di un sobrio barocco. La facciata è movimentata da linee trasversali quali, cominciando dal basso, la zoccolatura, la linea leggera che unisce i davanzali delle finestre del pianterreno, la larga fascia fra il primo e il secondo piano da cui si levano riquadri leggermente aggettanti che raggiungono i davanzali del secondo piano e ritmano simmetricamente gli spazi; un'altra fascia leggera che marca l'ultimo piano collegando le finestrelle prive di davanzale ed infine il largo cornicione ricco di modanature.

Il portone, ad arco, è sormontato da uno stemma marmoreo dei conti Gamba e da un architrave, aggettante come tutte le finestre del pianterreno protette da grate di ferro e ornate da un davanzale su mensole di sasso e da cornici di gesso; quelle del primo piano terminano, in alto, alternativamente a timpano e a cimasa ricurva. La facciata, ad intonaco, è tinteggiata di colore chiaro che credo originale; pochissimi sono gli edifici antichi di Ravenna con tale tinteggiatura.

All'interno l'ampio atrio immette a destra nella scala, a sinistra nelle stanze del pianterreno e si apre, in fondo, sul giardino un tempo molto più vasto perché comprendeva l'area dell'attuale Albergo Bisanzio, arrivando fino a via Salara.

La famiglia Gamba, che fece costruire il palazzo, è ricordata per la prima volta in Ravenna nel XV secolo con Benedetto; nel XVII risulta aggregata alla nobiltà ravennate; nel 1665 aggiungeva al proprio cognome quello dei Ghiselli in seguito al matrimonio di Paolo con Olimpia Ghiselli di Bologna.

Giovanni Gamba, della Congregazione dei Chierici Regolari del Buon Gesù, fece innalzare in San Giovanni Battista la ricca cappella della Beata Vergine del Carmine, che servì anche da tomba gentilizia della famiglia.

Gran lustro essa ebbe nella seconda metà del Settecento, sia per le ricchezze che possedeva, sia per gli uffici coperti da vari suoi membri.

È da ricordare, in particolare, l'abate Ippolito Gamba Ghiselli (1724-1788) continuatore della Storia di Romagna del Carrari ed autore di molte opere di erudizione e di poesie rimaste per lo più manoscritte. Interessante la traduzione dal latino del poemetto di Marcello Pallonio sulla battaglia di Ravenna. Particolarmente interessante per i ravennati è la cronaca manoscritta (Archivio Storico Comunale di Ravenna ) De' Fatti di Ravenna, accaduti dal 1769 al 1788, miniera preziosissima di curiosità, pettegolezzi, notizie importanti che riflettono a meraviglia il tono di una società prossima al disfacimento.

Prendiamo da lui alcune notizie riguardanti la famiglia, quando, invece di villeggiare nell'attuale Villa Gamba di Filetto, preferiva la villa di San Pietro in Vincoli:

" Non con minore solennità fu celebrata dai signori conti Gamba-Ghiselli a S. Pietro in Vincoli la festa di S. Teresa nella loro chiesa il giorno seguente (15 ottobre 1781). La mattina furono celebrate Messe, e sul dopo la benedizione del Venerabile. La funzione la fece il canonico Giovanni Vizzani. Diverse persone al numero di 28 di distinzione furono invitate a pranzo, e tra le altre i due nuovi sposi Maioli-Prandi. La sera poi vi fu una bella conversazione nel casino de' signori conti Gamba-Ghiselli alla quale oltre li sudettì sposi e parenti intervennero i Tizzoni ... " (1).

Nel 1784 scrive il cronista che ci fu per Santa Teresa una

"...corsa di berberi e gran concorso di popolo e vi fu un pranzo grandioso ..." (2).

Nel 1785:

" Il dì 16 di ottobre si fece al casino Gamba-Ghiselli una festa assai magnifica di S. Teresa. La mattina vi furono 11 Messe e il dopo pranzo si diede la benedizione del Venerabile con un grandissimo concorso di popolo. Vi fu pranzo magnifico e vi furono 22 persone. I più distinti soggetti cbe intervennero allo stesso: il balì Valenti fratello del Cardinale, l'uditore di Camera Paluzzi, che venne con i suoi, madania da Porto col can.co Ghirardi di Roma, l'altro can.co di Ravenna con madama Rasponi, madama Santacroce con il marito, l'arciprete di San Biagio. La sera tutte le sudette Dame e Signori rimasero a conversazione ed alle 3 a mezzo ripartirono per Ravenna da dove erano venuti ..." (3).

La villa di San Pietro in Vincoli fu venduta dalla famiglia dopo che il conte Ruggero, nel 1821 dovette andare in esilio.

Il palazzo probabilmente fu eretto dal conte Pietro; suo figlio Paolo fu nominato da Pio VI Ispettore alle Valli di Comacchio e Ammiraglio della Torre di Magnavacca, carica che però non poté essere esercitata per l'arrivo dei francesi. Tutore dei giovani Guiccioli, dopo il grave dissesto in cui incorsero, fu lui che salvò loro una parte dell'antico patrimonio. Frai primi patriotti di Ravenna aderì al nuovo ordine di cose instaurato dal Napoleone e si adoperò molto affinché Ravenna non venisse retrocessa dal grado di capoluogo di Romagna, per questo, insieme al conte Ippolito Lovatelli, offrì al generale Sahuguet, comandante militare delle tre Legazioni, cinquecento doppie d'oro, ma Ravenna fu ugualmente declassata e ridotta soltanto a capoluogo del dipartimento del Savio. Più tardi, dal 1807 al 1810, fu Podestà di Ravenna. Il figlio Ruggero (1770-1846) fu un instancabile promotore di dimostrazioni e feste repubblicane, ma anch'egli, come tanti altri patriotti, ebbel a dura delusione di vedere tradite le promesse di libertà sbandierate dalla Repubblica francese. Per questo, il 6 agosto 1798, firmò una vibrata protesta diretta al Gran Consiglio della Repubblica Cisalpina. Nel 1798 ebbe il comando della Guardia Civica di Ravenna, chiamata successivamente Guardia Nazionale; per questo nel 1799, all'arrivo in Ravenna degli austriaci, dovette allontanarsi dalla città, mentre la sua casa subiva saccheggi e danni per opera di soldati croati guidati da elementi fedeli al vecchio governo pontificio.

Al ritorno dei francesi fu nominato capitano dei granatieri e fece parte della Municipalità installata il 30 gennaio 1801. Caduto il Regno Italico, fece parte della vendita dei carbonari di Ravenna e, scoperto, fu condannato all'esilio nel 1821. Tornato nel 1829 a Ravenna lo troviamo fra gli insorti del 1831 e, dopo la partenza del prolegato, comandante della ricostituita Guardia Civica; anzi dal suo battaglione fu tratta la colonna mobile che seguì il generale Sercognani nel suo tentativo di occupare Roma.

Aveva avuto modo, durante il periodo francese, di dividere opinioni politiche, onori e responsabilita' con Alessandro Guiccioli a cui nei 1818 diede in isposa la figlia Teresa, giovinetta di appena 17 anni. Alessandro allora era quasi sui sessanta e vedovo per la seconda volta, ma, in compenso, passava per l'uomo più ricco di Romagna. L'incontro fra i due futuri coniugi avvenne una sera nello studio del conte Ruggero (la prima stanza a sinistra del pianterreno). Teresa, tornata da pochi giorni dal convento delle Dame Nobili di Faenza, fu fatta chiamare dal padre che le presentò il signor conte Alessandro Guiccioli. La fanciulla fece una perfetta riverenza ed aspettò in silenzio, mentre il conte Alessandro, presa dal tavolo la lampada a tre lucignoli, le girava attorno per osservarla bene. Compiuto l'esame posò la lampada e, presa la penna d'oca, firmò senza esitazione un foglio già pronto sul tavolo. Allora il conte Ruggero, rivolto alla figlia, le fece sapere che quel gentiluomo sarebbe stato di lì a poco il suo sposo. Un matrimonio come tanti che si facevano allora: i genitori combinavano tutto e le figlie trovavano ciò perfettamente naturale; per rifarsi, se mai, potevano scegliersi il cicisbeo. Non tutte avevano la forza di ribellarsi come aveva fatto un 'altra della famiglia : la contessina Laura Gentili, figlia di Anna Gamba che sposò, nel 1799, con un matrimonio di sorpresa, nella chiesa di Sant'Agnese, Iacopo Landoni, allora poetuncolo spiantato, sorprendendo il parroco con le stesse parole che avrebbe dovuto dire Lucia. Ed il suo matrimonio fu valido!

Dire delle vicende sentimentali di Teresa Guiccioli è perfettamente superfluo, dopo che sono stati scritti volumi sull'amore romantico che la legò a Giorgio Byron. Mi pare tuttavia utile sottolineare che Teresa era donna coltissima; aveva avuto per maestro il neoclassico Paolo Costa e forse da quella scuola, come dall'ambiente familiare, aveva assorbito i caldi sentimenti di patriottismo che la distinsero per tutta la vita. Anche quando, divenuta marchesa di Boissy, viveva a Parigi col marito, Pari di Francia, seguiva i nostri moti nazionali con grande trepidazione ed acutezza di vedute. Ecco un brano di una sua lettera diretta alla cognata, contessa Camilla Guerrieri Gonzaga, moglie del fratello Ippolito, in occasione delle insurrezioni del 1848:

"...Guai secondo il mio parere se i Milanesi non abbandonano le idee di Repubblica. I Francesi hanno una gran tendenza a profittare del primo pretesto per entrare in Italia perché decisamente (e questo puoi tenerlo per fermo) vogliono rivendicare la Savoia e Nizza e Monaco ..." (4).

Il suo salotto di Parigi divenne uno dei centri letterari più famosi della capitale e le personalità più in vista facevano a gara per essere ammesse ai suoi ricevimenti. Nel 1865, rimasta vedova per la seconda volta, si ritirò a Firenze, dove morirà nel 1873 nella sua villa del Settimello. Nel 1868 aveva pubblicato in francese due volumi di memorie col titolo Lord Byron jugé par le témoins de sa vie, un'opera di lealtà, di verità, di affetto.

Bella figura di eroe romantico fu Pietro, fratello di Teresa. Poeta lui pure e colto per gli studi fatti a Bologna e a Roma, divenne ben presto l'amico ed il confidente di Giorgio Byron con cui sosteneva lunghe conversazioni di politica e di religione. È innegabile che l'ambiente culturale, religioso e politico di casa Gamba ebbe una notevole ripercussione nell'animo e nelle idee del poeta inglese cbe scriveva del giovane Pietro alla contessa di Blessington nel 1820:

" È uno dei più giovani, più valorosi, più amabili, e più affezionati che io abbia mai conosciulo ... E il mio punto d'appoggio per la Grecia, perché io so bene che non mi ingannerà e non mi deluderà ".

E la contessa dirà di lui, dopo averlo conosciuto:

" Egli e dolce, affettuoso, amabile, delicato, sinceramente devoto a Byron, pieno di sogni di gloria, di Grecia. Figura e fisionomia simpaticissima ... " (5).

Fu Pietro che rimase vicino al poeta nell'agonia e ne curò le esequie ed il trasporto della salma in Inghilterra. Tornato poi in Grecia, dove combatteva col grado di colonnello, vi morirà, colpito da tifo, nel 1827, un anno prima di vedere la Grecia libera. Aveva solo 27 anni, ed era anch'egli poeta; ma bene disse di lui Corrado Ricci:

"...la sua poesia più bella fu la stessa sua vita, poesia accresciuta dalla nobile bellezza del suo aspetto e dal divino incanto del morire giovane" (6).

Il nipote, conte Carlo Gamba, recatosi, dopo la guerra, in Grecia, invano ha cercato nel Forte del Diamante, nell'Istmo di Metena, la tomba dell'eroe; altre ricerche, sempre vane, sono state effettuate di recente dalla pronipote, contessa Paola Cini di Pianzano: né un nome, né una tomba, tutto cancellato.

A Filetto, nella cappella della villa, una lapide ricorda Pietro Gamba fra le tombe dei suoi congiunti.

Altro figlio maschio di Ruggero fu Ippolito (1806-1890), che prese parte col padre ai moti di Rimini del 1831. Nel Libro Nero della polizia ravennate è così definito:

" Questo signore tanto esaltato dal partito liberale perché entri in carica sa molto ben fingere, ma è da prestarvisi poca fede perché poco differisce dai sentimenti del Padre " (7).

Gonfaloniere di Ravenna nel 1848, riuscì poi eletto, col dott. Sebastiano Fusconi, rappresentante della sua città al Consiglio dei Deputati. A Roma fu nominavo Segretario dell'Assemblea riunitasi il 5 giugno 1848. Nel 1849 è a Gaeta a porgere gli omaggi della Provincia di Ravenna a Pio IX. Nel 1859, al crollo del governo pontificio, fece parte della Giunta Provvisoria che assumeva i pubblici poteri in attesa degli eventi che dovevano di lì a poco unire le Romagne al Piemonte. Senatore del Regno nel 1860, Prefetto ad Ancona e a Parma, Ministro dei Lavori Pubblici nel ministero presieduto da Leonetto Cipriani prima e dal Farini poi, Consigliere della Corte dei Conti dal 1862 al 1877. Dalla prima moglie, Elena Rasponi, ebbe Paolo, dalla seconda, Camilla Guerrieri Gonzaga, Ruggero e Pietro. Quest'ultimo (1849-1903) seguì, come il padre, la carriera politica; fu infatti Sindaco di Ravenna dal 1883 al 1886, Deputato al Parlamento dal 1887 al 1898, poi Senatore. Il suo nome e legato a molte opere di bonifica del territorio ravennate e di beneficenza, spece durante il colera del 1866, quando aprì un lazzaretto, sotto la direzione della moglie, nel suo palazzo. Cercò di migliorare le condizioni economiche dei braccianti, allora assai spesso disoccupati ed ottenne, per loro, dopo aver dato vita all' "Associazione dei Lavoratori Braccianti ", l'opera della bonifica delle Paludi Pontine. Ebbe una unica figlia, Amalia, che sposò Mario Calderara, il primo italiano che conseguisse il brevetto di pilota aereo che ottenne nel 1909, dopo pochissime lezioni impartitegli dallo stesso Orville Wright.

Da Paolo nacque Carlo, morto nel 1963, noto per i suoi pregevoli studi su vari pittori, come Raffaello, Botticelli, Bellini, Pontormo ... Sua sorella Elena si era unita in matrimonio con il conte Mario Cini di Pianzano, ufficiale superiore di Marina. I loro figli, d'accordo collo zio conte Carlo, donavano alla Biblioteca Classense, prima gran parte dell'archivio di famiglia (una parte è a Bagni di Lucca nella villa di Amalia Gamba Calderara), poi, col bellissimo busto di Teresa scolpito da Lorenzo Bartolini, tutte le lettere, i cimeli che lei aveva conservato gelosamente per tutta la vita.

Dopo la morte del conte Pietro, il 2 luglio 1904, i Gamba vendettero il loro palazzo a Gastone Mazzolini, figlio di Claudio, un rappresentante della prima borghesia della città; attualmente la casa è abitata dai suoi discendenti.


NOTE:
(1) I. Gamba Ghiselli, De' Fatti di Ravenna (1769-1788), Archivio Storico del Comune di Ravenna, 1781, parte II, p.102 r.
(2) Ibid, 1784, parte II, p.95.
(3) Ibid, 1785, parte II, pp.70-71.
(4) Archivio Gamba Ghiselli; la lettera mi è stata segnalata dalla contessa Maria Luisa Cini di Pianzano.
(5) A. Benini, Byron a Ravenna, Ravenna 1960, p.74.
(6) A. Benini, Byron a Ravenna, Ravenna 1960, p.74.
(7) G. Maioli - P. Zama, Patrioti e legittimisti delle Romagne, Roma 1935, p.87.


tratto dal volume:

UMBERTO FOSCHI

CASE E FAMIGLIE DELLA VECCHIA RAVENNA

a cura della CASSA DI RISPARMIO DI RAVENNA, 1970

Capitolo "Via Gamba", pp. 347 - 360

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