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Mario Calderara (1879-1944)
Mario Calderara nacque a Verona il 10 ottobre 1879, figlio maggiore di un ufficiale di carriera dell'esercito, Marco, e di Eleonora Tantini. Marco Calderara (1847-1928) raggiunse il grado di generale degli Alpini. Eleonora Tantini morì nel 1901 a 50 anni, quando Mario aveva ventuno anni. Sin
dall'infanzia Mario era stato attratto dalla vita sul
mare. Nel 1898 fu ammesso all'Accademia Navale di Livorno,
e fu promosso guardiamarina nel 1901. Durante i suoi anni
a Livorno era conosciuto dai suoi compagni di corso per
sognare il volo umano, un fenomeno che in quegli anni era
totalmente sconosciuto, a parte per i voli senza motore
del tedesco Otto Lilienthal (che morì in un incidente di volo nel 1896) e il volo a motore abortito di Clement Ader in Francia. I compagni di classe di Mario scherzavano sulla sua mania del volo, ed uno di essi fece
uno schizzo di Calderara su una macchina volante, che
precipitava al suolo e veniva trasportato prima in
ospedale, poi al cimitero. Nel 1905, Mario
Calderara scrisse ai fratelli Wright a Dayton, Ohio, dopo
aver appreso dei loro tentativi di volo che erano
riusciti (un rapporto documentato dei loro voli fu
conosciuto solo dopo il 1905). Egli chiese loro alcuni
dettagli tecnici, e fu piacevolmente sorpreso quando
ricevette un a risposta esauriente da Wilbur e Orville,
così come da F.C.Bishop, presidente dell'Aeroclub degli
Stati Uniti. Tale corrispondenza continuò negli anni
successivi e formò la base di un'amicizia che durò per
tutta la sua vita. Calderara aveva già fatto alcuni
esperimenti nel 1903 e 1904 con degli alianti primitivi,
ed aveva studiato il comportamento di una superficie
piana su un piano inclinato, calcolando il coefficiente
di resistenza al vento (insieme con l'ing. Canovetti,
utilizzò la funicolare fra Como e Brunate come piano
inclinato per fare i suoi calcoli). |
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Nel 1999 è stato pubblicato un libro intitolato "Mario Calderara, aviatore e inventore" (il libro è in lingua italiana, e sarà tradotto in futuro in inglese). Il libro è stato scritto dal figlio di Mario, Lodovico, in collaborazione con il generale di Aeronautica Attilio Marchetti, che è l'autore di vari libri e monografie sulla storia dell'aviazione. Il libro si propone di narrare la vita di Mario Calderara con accuratezza storica, e di tracciare un ritratto fedele del protagonista, sottolineando alcune interessanti idee ed intuizioni che lo hanno ispirato sia come pilota pioniere che come progettista di aeroplani. Nel 1935 Mario Calderara, che in quel periodo viveva a Parigi, scrisse un breve rapporto intitolato "miei ricordi di aviazione" che descrivevano le sue attività durante i primi anni del volo. Molte citazioni di questo rapporto sono state incluse nel libro, poiché costituiscono l'unico documento autobiografico esistente.
Nel 2002, la rivista specializzata francese "Icare" ha dedicato un'intero |
Dopo aver ricevuto le
informazioni dai fratelli Wright, Mario Calderara chiese al
Ministero Marina di essere autorizzato a compiere alcuni
esperimenti di librazione sull'acqua, a rimorchio di una
pirobarca. Il permesso fu dato nel 1906, e nella primavera del
1907 egli iniziò i suoi primi esperimenti di volo a vela nel
golfo di La Spezia, con una "macchina volante" ispirata
al biplano Wright. In un primo tempo piazzò il libratore su due
galleggianti, trattenendolo con delle corde che rilasciavano
gradualmente l'apparecchio per un sollevamento controllato. In
seguito installò la sua macchina direttamente sulla coperta del
cacciatorpediniere "Lanciere" e lo fece librare ad un
altezza molto superiore, approfittando della maggiore velocità
della nave. Egli raggiunse un altitudine di oltre quindici metri,
ma, quando la nave accostò bruscamente a sinistra, il libratore
si sbilanciò e precipitò nell'acqua. Calderara fu trascinato
sotto la superficie ad una profondità di oltre tre metri,
trattenuto dai cavi di acciaio dell'apparecchio. Fu portato all'ospedale
quasi annegato e leggermente ferito, e gli fu proibito di
continuare i suoi esperimenti, ritenuti troppo rischiosi.
Nel 1908, il pilota francese
Leon Delagrange visitò Roma in preparazione per dei voli
dimostrativi. Il fabbricante dell'aereo, Gabriel Voisin, era con
lui. Mario Calderara chiese a Voisin se poteva raggiungerlo a
Parigi per lavorare nella sua officina come disegnatore e
progettista. Voisin si dichiarò d'accordo, e Calderara fece
domanda al Ministero per una licenza non retribuita di sei mesi.
Nel luglio 1908 egli recò a Issy Les Moulineaux (vicino a Parigi)
e lavorò nell'officina di Gabriel Voisin (i due erano diventati
buoni amici e collaboravano per delle nuove idee). Dopo aver
collaborato alla progettazione di vari aeroplani, ricevette dal
sig. Ambroise Goupy, un francese agiato che si interessava di
aviazione, la proposta di progettare e costruire a spese di quest'ultimo
un nuovo tipo di macchina volante, molto leggera e di piccole
dimensioni, un "biplano ad elica trattiva" il primo
apparecchio di quel tipo. Egli costruì l'aeroplano, chiamato
"Calderara Goupy", e lo fece volare con successo l'11
marzo 1909 a Buc (Francia).
I Fratelli Wright FOTOGRAFIE "cliccare" sulle foto per un ingrandimento |
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Wilbur Wright e Mario Calderara a Roma nell'aprile 1909 |
"Calderara in volo" (su veivolo Wright, cartolina del 1909) |
Brevetto italiano di pilota numero uno (Museo Caproni , Trento) |
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In quei mesi (estate 1908)Wilbur Wright era stato invitato in Francia ed aveva dimostrato
le potenzialità del suo meraviglioso "Flyer" che
poteva compiere dei lunghi voli di trenta o sessanta minuti,
mentre gli aeroplani costruiti da Blériot, Voisin e Farman
potevano restare in volo solo per alcuni minuti. L'Aeroclub d'Italia,
agendo in coordinazione con la Brigata Specialisti comandata dal
maggiore Maurizio Moris, invitò Wright a Roma e offrì di
acquistare un suo aeroplano. A Wilbur Wright fu richiesto di
istruire uno o due piloti sul campo di Centocelle (il futuro
aeroporto di Roma). Mario Calderara fu scelto come primo allievo,
perché era l'unico in Italia ad avere volato.
Wilbur Wright venne a Roma in
aprile 1909 e, dopo aver portato in volo molti VIP ,diede alcune
lezioni a Mario Calderara e, negli ultimi giorni, al tenente del
genio Umberto Savoja. Wright ripartì per gli Stati Uniti il
primo maggio, dichiarando che Calderara era in grado di volare da
solo, e che poteva insegnare il volo al ten. Savoja. Dopo la sua
partenza Calderara fece molti voli prolungati senza alcun
problema ma, in un giorno ventoso, il 6 maggio, il suo aeroplano
precipitò ed egli rimase gravemente ferito (commozione celebrale).
Dopo essere stato curato in ospedale, egli riuscì a riparare l'aeroplano
Wright con l'assistenza di Savoja, che era un bravissimo
ingegnere, e dopo un mese e mezzo (Luglio 1909) riprese i suoi
voli a Centocelle.
Nel settembre 1909 l'Aeroclub d'Italia
aveva organizzato un circuito aereo a Brescia (simile a quello
che aveva avuto luogo a Reims, in Francia, nel mese di luglio).
Calderara fu autorizzato a partecipare alle gare, che sarebbero
state presenziate personalmente da Sua Maestà il Re Vittorio
Emanuele III. Tre settimane prima dell'apertura del circuito, un
violento uragano distrusse gli hangar di legno e tela costruiti
sull'aeroporto di Brescia per i partecipanti, ed il Flyer Wright
che era stato ricostruito a Roma fu danneggiato in modo
irrimediabile. I due ufficiali (Calderara e Savoja) riuscirono a
ricostruire il biplano in 9 giorni, in tempo per l' inizio della
gara, utilizzando del legno e della tela di seconda qualità.
Dopo aver montato sull'apparecchio un nuovo motore italiano, il
"Rebus", Mario Calderara partecipò a tutte le
competizioni e vinse cinque degli otto premi in gara. Gli altri
piloti italiani non riuscirono ad alzarsi da terra, ad eccezione
di Anzani, il cui aereo francese venne semi-distrutto in un
incidente di volo. I piloti che volarono con successo furono l'americano
Glenn Curtiss e il francese Henry Rougier. Il circuito di Brescia
fu un trionfo per Calderara, che da un giorno all'altro divenne
un eroe nazionale, essendo l'unico italiano che sapeva volare. L'Aeroclub
d'Italia gli conferì il brevetto di pilota n.1.
Il famoso poeta Gabriele d'Annunziosi interessava al volo umano ed era venuto a Brescia con la
speranza di compiere un volo come passeggero. Egli riuscì a
staccarsi da terra con Glenn Curtiss con un volo abortito di
pochi secondi che lo lasciò molto deluso. Chiese quindi a
Calderara, che conosceva dai tempi di Centocelle, di portarlo in
volo. Quest'ultimo accettò e fece compiere a d'Annunzio un lungo
volo (oltre dieci minuti) intorno all'aeroporto. Il poeta,
entusiasta, lodò enfaticamente la perizia di Calderara. In quel
periodo d'Annunzio stava scrivendo un romanzo sul volo umano, che
rinnovava il mito di Dedalo e Icaro. Egli diede all'eroe del suo
libro, Paolo Tarsis, un temperamento simile a quello di Mario
Calderara, visto come un pilota dal carattere forte e con dei
riflessi rapidi.
La notorietà di Calderara lo
espose a molte interviste con dei giornalisti, e la sua
disponibilità a spiegare la sua tecnica di volo non fu
apprezzata dal suo diretto superiore, il maggiore Moris, che
riteneva poco dignitoso tale comportamento da parte di un
ufficiale di carriera ( Ciò fu forse l'inizio di una serie di
divergenze fra i due ufficiali). Nei mesi seguenti, Calderara fu
sottoposto a degli esami per un corso ufficiali a Livorno (richiesto
per la sua promozione a Tenente di Vascello) e fu promosso con
voti bassi penalizzato dalla sua attività aviatoria, che non gli
aveva permesso di prepararsi adeguatamente agli esami: ciò
danneggiò notevolmente la sua carriera.
Il maggiore Moris aveva
accettato di utilizzare il piccolo aeroplano inventato da
Calderara, il Calderara-Goupy, per l'istruzione dei piloti
italiani, dopo averlo dotato di motore (il biplano era giunto a
Centocelle dalla Francia senza motore). Tuttavia, nell'autunno
del 1910, durante l' assenza di Calderara, l'apparecchio venne
rimosso dall'hangar dove veniva custodito e lasciato all'aperto,
esposto alle intemperie. Presto la pioggia e il vento
danneggiarono il biplano in modo irreparabile, e si dovette
demolirlo. Ciò fu fonte di terribile amarezza per Calderara, il
quale fu presto assegnato al Ministero Marina e non fu più
utilizzato per la formazione di nuovi piloti.
Calderara chiese al Ministero
il permesso di costruire a La Spezia un nuovo tipo di aeroplano
adatto per decollare e posarsi sull'acqua. Gli idrovolanti non
esistevano ancora in quei giorni, ad eccezione di un aereo
francese progettato da Fabre che aveva molti inconvenienti.
Gli idrovolanti FOTOGRAFIE "cliccare" sulle foto per un ingrandimento |
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L'idrovolante Calderara nel golfo di La Spezia |
L'idrovolante Calderara in volo |
Progetto di idrovolante |
Calderara progettò e costruì
il suo idrovolante, la più grande macchina volante del mondo,
nel 1911 e si alzò in volo con pieno successo nella primavera
del 1912, trasportando tre passeggeri oltre al pilota. Egli fu
invitato a Londra, dove proiettò un film dei suoi voli davanti
ad un pubblico di alto livello che includeva il Lord dell'Ammiragliato
Winston Churchill.
La prima guerra mondiale si
avvicinava, e la Marina italiana impose a Mario Calderara un'
interruzione delle sue attività aeronautiche ed un ritorno ai
suoi compiti di servizio navale. Durante la guerra, Calderara fu
imbarcato su varie navi da guerra, l'ultima destinazione al
comando di una torpediniera in Adriatico.
Alla fine del 1917, Il
Ministero lo destinò al comando di una nuova scuola per piloti
di idrovolanti sulle sponde del lago di Bolsena, a nord di Roma.
Gli allievi piloti erano degli ufficiali della Marina Americana (l'America
era appena entrata in guerra) e la scuola svolse le proprie
attività durante tutto il 1918 e fino al mese di luglio 1919. L'attività
di istruzione dei piloti americani da parte del Calderara fu
giudicata molto meritevole, non essendovi stato alcun incidente
di volo in diciotto mesi, costituiva una dimostrazione di
sicurezza e perizia eccezionali per quei giorni. La Marina degli
Stati Uniti fu impressionata dalla capacità del Capitano di
Corvetta Calderara, e gli conferì la "American Navy Cross"
Nel 1923, Calderara fu nominato
addetto aeronautico presso l'Ambasciata Italiana a Washington.
Egli assolse i suoi compiti con molta competenza e incontrò
numerosi uomini di stato americani, fra i quali il presidente
Coolidge ed il futuro presidente Herbert Hoover. Riprese anche i
contatti con i suoi vecchi amici pionieri dell'aviazione,
visitando Orville Wright e Glenn Curtiss e stringendo amicizie
con altre persone attive nell'industria aviatoria.
La sua assegnazione a
Washington terminò nel 1925, ed egli decise di interrompere la
sua carriera nella Marina Italiana (nella quale aveva raggiunto
il grado di capitano di fregata ). Si trasferì a Parigi, usando
questa città come centro per la sua nuova attività: la
rappresentanza di varie società americane che producevano motori
per aerei e pannelli di strumenti di volo. Il suo nuovo lavoro
richiedeva continui viaggi in Europa, in Turchia e in Unione
Sovietica.
La sua attività fu un notevole
successo, malgrado la crisi economica del 1929. Ma ormai un nuovo
conflitto mondiale si avvicinava e, nel 1939, Calderara dovette
trasferirsi nuovamente in Italia. Quando la guerra scoppiò , la
casa acquistata dai Calderara nei dintorni di Parigi fu
espropriata come proprietà nemica, e la famiglia dovette
affrontare altre difficoltà finanziarie. Nel 1944, logorato
dalle difficoltà e soprattutto dal suo vizio del fumo, Mario
Calderara morì, per un malore istantaneo, nel suo letto. La sua
cara moglie, la contessa Emmy
Testo di Lodovico Calderara
Ricordi di Mario Calderara FOTOGRAFIE "cliccare" sulle foto per un ingrandimento |
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La prima pagina de "La Tribuna Illustrata" del 1909 sulla quale viene riportata la notizia dell' incidente di M.C. a Centocelle |
Un ritratto di M.C. allo the Smithsonian National Air & Space Museum (Washington DC) |
Una strada dedicata a M.C. a Fiumicino (Roma) |
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